mercoledì 22 maggio 2013

Marco Vitruvio Pollione- De architectura



De architectura

Marco Vitruvio Pollione (dal latino Marcus Vitruvius Pollio 80 a.C.-15 a.C circa) è stato un architetto e scrittore romano, attivo nella seconda metà del I secolo a.C. ed è considerato il più famoso teorico dell'architettura di tutti i tempi.


                                                "De architectura"- Marco Vitruvio Pollione


Un'opera di fondamentale importanza nella storia dell'architettura è sicuramente il "De architectura" scritto da Marco Vitruvio Pollione e dedicato ad Augusto. L'opera è in realtà un trattato latino scritto molto probabilmente tra il 29 e il 23 a.C. e rappresenta l'unico testo sull'architettura pervenutoci dall'antichità: per questo motivo è molto importante e anzi costituisce una delle fonti principali della moderna conoscenza sui metodi costruttivi degli antichi romani e della progettazione di strutture come aquedotti, porti, edifici, macchine, strumenti di misurazione e utensili.


                                "De architectura"


Il "de architectura" è composto in dieci libri, a ciascuno dei quali è preposta una prefazione.
In questo trattato, Vitruvio dà all'architettura il titolo di scienza e la eleva al primato, in quanto contiene praticamente tutte le altre forme di conoscenza.
L'architetto deve avere le nozioni di geometria (per conoscere le forme con cui lavora), la matematica (per svolgere calcoli sulla stabilità dell'edificio), l'anatomia e la medicina (per poter calcolare le giuste proporzioni), l'ottica e l'acustica (in caso di costruzione di teatri); deve inoltre essere a conoscenza della legge (la costruzione deve seguire norme ben precise), la teologia e l'astronomia (in caso di edificazione di templi, questi dovranno essere graditi agli Dei e dovranno tenere conto della posizione degli astri)e infine la meteorologia (il microclima del luogo di costruzione dell'edificio è fondamentale per le caratteristiche che deve avere).


                                            Progettazione di un tempio
                                             

Infine, come ci suggerì Claude Perrault, grande medico nonchè architetto, l'architettura nel trattato di Vitruvio Pollione deve sostanzialmente soddisfare tre categorie:

- la "firmitas" (ovvero la solidità);
- l'"utilitas" (ovvero la destinazione d'uso);
- la "venustas" (ovvero la bellezza).


                                          Ordini architettonici
                               

                                                Marco Vitruvio Pollione


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lunedì 20 maggio 2013

Etimologia del termine "architetto"


Architectus

Secondo la definizione generale, "l'architetto è la figura professionale massimamente esperta della progettazione architettonica a qualsiasi scala e spazio, del restauro dei monumenti, della progettazione del paesaggio, dell'allestimento, dell'estimo immobiliare e del disegno. 
Storicamente è tra gli attori principali della trasformazione dell'ambiente costruito.
Gli architetti trovano impiego non solo nel campo dell'edilizia, ma anche in settori più o meno affini all'architettura, come design ed ergonomia."





Ciò che può essere davvero interessante, consiste nell'analizzare l'etimologia della parola "architetto".
Il termine deriva dal latino architectus e dal greco αρχιτέκτων (arkhitekton), parola composta da arkhi (capo), particella prepositiva che serve a denotare "superiorità", autorità, ma soprattutto pensiero, ossia responsabilità e consapevolezza di colui che si accinge a costruire, e tèkton particella che riguarda l'azione, l'operatività (tecnico ingegnere).
Dal termine di "architetto" è derivato quello di "architettura" (non il contrario).




Di seguito sono elencate le varie traduzioni nelle altre lingue della parola "architetto":

arkitekt (albanese e svedese);
arhitekta (bosniaco);
arquitecte (catalano);
architekt (ceco);
arhitekta (croato);
arkitekt (danese);
arhitekt (estone);
arkkitehti (finlandese);
architecte (francese);
αρχιτέκτων (greco);
architect (inglese);
arkitekt (islandese);
architectus (latino);
arhitekts (lettone);
architektas (lituano);
arkitek (malese);
arkitekt (norvegese);
architect (olandese);
architekt (polacco);
arquiteto (portoghese);
arhitect (rumeno);
architekt (slovacco);
arhitekt (sloveno);
arquitecto (spagnolo);
architekt (tedesco);
mimar (turco);
مهندس معماري (arabo);
אדריכל (ebraico);

Questo elenco è a mio parere molto significativo poichè, osservandolo con attenzione, possiamo chiaramente constatare come tutte le lingue si somiglino e abbiano grosso modo la stessa radice.
Tuttavia ci sono delle eccezioni, come per esempio nella lingua turca, dove il termine "mimar" non sembra avere niente a che fare con il termine latino "architectus" da cui le altre lingue derivano.
Può dunque essere interessante chiedersi il motivo di tale discordanza ed è proprio per questa ragione che ho voluto comprendere la lingua turca nell'elenco precedente.
Il motivo è sostanzialmente molto semplice: la lingua turca, così come l'arabo e l'ebraico, è come se cercasse in qualche modo di contrastare le altre lingue derivanti dal latino e dal greco; questo rappresenta in sostanza l'esempio di come la cultura del Medio Oriente abbia trovato un modo efficace per porsi in alternativa al mondo latino.



lunedì 13 maggio 2013

Il mistero delle cattedrali gotiche


Le cattedrali gotiche, oltre a stupire per la loro maestosità e per le loro dimensioni, sono avvolte da un velo di mistero che le rende ancor più affascinanti.

 Una delle tante leggende che si raccontano sulle Cattedrali Gotiche afferma che basterebbe trovare la pietra giusta, rimuoverla, e l’intera cattedrale si affloscerà come un castello di carte. C'è chi afferma che i loro costruttori fossero gli eredi spirituali di Hiram, il mitico architetto dell'antico Tempio di Gerusalemme: sarebbero stati i Cavalieri Templari a indagare sugli antichi segreti ebraici nascosti nel sottosuolo di quel paese, a scoprire, in qualche nascondiglio sopravvissuto alla distruzione del Tempio, le "Leggi Divine dei Numeri, dei Pesi e delle Misure" che governano questo tipo di costruzioni.


  Hiram Abif
                                         

Resta il fatto che le leggende sulle cattedrali iniziarono a fiorire fin dalla loro origine e che questa stessa origine è ancora oggi avvolta nel mistero; questi edifici sono uno dei tanti esempi di costruzioni, civiltà, scuole di pensiero sorte all’improvviso e senza alle spalle alcun entroterra culturale o architettonico che ne permetta la collocazione nel tempo.
Intorno all’anno 1128, proprio in coincidenza con il ritorno dei templari in terra di Francia, iniziano a sorgere le prime Cattedrali; esse non hanno nulla in comune con il precedente stile romanico e gli uomini che vi lavorano appartengono a corporazioni dalle forti componenti esoteriche quali i Compagnons ed i Maçons; la maggior parte degli edifici viene costruita su luoghi che in precedenza avevano ospitato aree sacre, soprattutto in riferimento al culto della Grande Madre, oppure su quelle linee che in seguito verranno chiamate “Punti di forza” e che oggi conosciamo meglio con il nome di Ley Lines.
Sia il decoro interno che quello esterno risente in maniera quasi ossessiva della presenza di simboli magici ed alchemici, tanto che il celebre quanto misterioso Fulcanelli, definisce a ragione le cattedrali come “veri e propri libri di pietra”, gigantesche descrizioni dell’opera alchemica o meglio, del percorso iniziatico che l’uomo deve compiere per attuare il passaggio dallo stato bruto e materiale a quello che lo accosta e quasi accomuna a Dio.


Fulcanelli

Tra i tanti simboli, la rosa è quello più ricorrente, simbolo che si accosta al Graal ed al Sigillo di Salomone, cioè al sigillo alchemico che indica l’esatto tempo da impiegare per la preparazione della Pietra Filosofale.
Altre teoria che vede come protagoniste proprio le Cattedrali Gotiche è quella che le accomuna a dei veri e propri “ricevitori”; esse, in base alla loro disposizione, riceverebbero la potenza solare dal cielo e quella lunare dalla terra, cioè dalle loro stesse viscere; d’altra parte il ricorrere alle simmetrie nella loro costruzione è riscontrabile in molti modi, basti pensare che i pozzi dei sotterranei hanno una profondità che corrisponde all’altezza della guglia più alta, cioè la esteriorizzazione della simmetria tra cielo e terra.

Un altro elemento di grande mistero sta nel fatto che nel nel 1118, Bernardo di Chiaravalle fa il suo ingresso a Chartres seguito da altri otto cavalieri; in quello stesso periodo già in dieci città della Francia si innalzano cattedrali, Chartres sarà l’undicesima e su una collina già un tempo teatro di riti pagani e druidici si iniziano i lavori sotto la spinta dello stesso Bernardo.
Undici cattedrali, l’undicesima dedicata a Notre Dame, tutte nella stessa zona e tutte volute da Bernardo di Chiaravalle.
Ma il mistero non si ferma qui; quello che inizialmente può apparire come il gesto estremo di un infervorato credente, nasconde in realtà un segreto molto più grande ed impenetrabile; se proviamo infatti ad unire con una matita su  una carta geografica, le varie città volute da Bernardo, constateremo che esse sono disposte esattamente come la costellazione della Vergine!


Costellazione della vergine e mappa delle cattedrali volute da Bernardo


Bernardo di Chiaravalle


Per ulteriori approfondimenti:
 http://fratellomassone.blogspot.it/2012/03/leggenda-di-hiram-abif.html
 http://it.wikipedia.org/wiki/Bernardo_di_Chiaravalle

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Mappa cattedrali gotiche



Ecco a voi una mappa, a mio avviso molto significativa, che rappresenta la collocazione delle più importanti  cattedrali gotiche.



lunedì 6 maggio 2013

La cattedrale di Rouen


La cattedrale di Rouen




Su consiglio del professor Marchis, ho provato a immaginare un quadro che potesse rappresentare questo blog. Immediatamente, ho subito pensato alla celebre rappresentazione, o meglio anzi, alle celebri rappresentazioni della cattedrale di Rouen di Claude Monet.
Monet é probabilmente il pittore che, forse più di tutti, rappresenta ai nostri occhi l'impressionismo.
Impressionismo non significa copiare la realtà per quello che è, ma significa pitturare le impressioni di ciò che si dipinge, significa guardare all'oggetto che si vuole rappresentare con un nuova necessità: si sente ovvero il bisogno di esprimere, attraverso la propria opera, le impressioni che sono suscitate in noi.




La cattedrale di Rouen, che è uno dei più importanti monumenti gotici francesi, è stata dipinta da Monet in cinquanta quadri, tra il 1892 e il 1894, molti dei quali hanno per oggetto la sola facciata, vista da una posizione unica, eppur sempre diversa perchè diversa è l'ora del giorno e quindi l'illuminazione e soprattutto perchè è continuamente diverso il nostro modo di essere e quindi il nostro rapporto con la realtà.
George Clemenceau, grande statista francese nonchè amico di molti impressionisti, disse: "Le tele avrebbero potuto essere cinquanta, cento, mille, tante quante i minuti della sua vita."




Proprio la celebrità del monumento, oggetto di visite turistiche, riprodotto in migliaia di fotografie, dà a Monet l'occasione di superare la banalità della cartolina illustrata che inquadra equilibratamente il soggetto; la facciata è vista obliquamente e solo in parte; le torri sfuggono alla nostra attenzione.




In queste rappresentazioni, il colore e la luce assumono un ruolo chiave: gli impressionisti in generale constatano che non esiste il cosidetto "colore locale" ossia quello singolo di un oggetto, perchè ogni colore che vediamo nasce dall'influenza del suo vicino in un concatenamento reciproco. Le ombre, invece che nere, sono anch'esse formate da colori, per lo più complementari.




Infine, un motivo per cui questa serie di opere è a mio parere così affascinante consiste nel fatto che non essendo mostrata nè l'altezza, nè la larghezza della cattedrale, ciascuno di noi può integrarla secondo la propria sensibilità, così che da semplici spettatori, ci trasformiamo anche noi in attori.





per ulteriori informazioni:

martedì 30 aprile 2013

Tommaso Garzoni, "La piazza universale di tutte le professioni del mondo".


"La piazza universale di tutte le professioni del mondo"

Un'opera prodigiosa intitolata "La piazza universale di tutte le professioni del mondo" venne scritta nel 1585 da Tommaso Garzoni.
Come già si può intuire dal titolo, quest'opera offre un'importantissima analisi di tutte le professioni conosciute, svolte fino al XVI° secolo, con una quantità sterminata di dati su tutti i mestieri fino ad allora conosciuti; di conseguenza questa raccolta assume un ruolo di fondamentale importanza, sia per quanto riguarda l'aspetto culturale e sia soprattutto per quanto concerne l'aspetto storico.
Naturalmente in questa incredibile raccolta non poteva mancare il mestiere dell'architetto.
Leggendo a pagina 556 si possono trovare importanti informazioni e curiosità sul mestiere dell'architetto: in particolare si può scoprire che il primo uomo a parlare di architettura si ritiene essere stato Agatarco Atheniese e poi in seguito Democrito, Anassagora, Archimede e così via.



Tommaso Garzoni - "La piazza universale di tutte le professioni del mondo".





"La piazza universale di tutte le professioni del mondo", pagine 556,557 in cui si parla del mestiere dell'architetto.

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